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Ercolano, pm Maresca a “Le Scuderie”. “Agenzia beni confiscati? Serve uomo forte come Cantone”

18 giugno 2016
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marescabuonajutoErcolano. “A capo dell’Agenzia per i beni confiscati serve un uomo forte, sul modello dell’Anac di Raffaele Cantone”. Lo ha detto il pm antimafia Catello Maresca, che ha presentato ieri ad Ercolano – presso “Le Scuderie di Villa Favorita” in Corso Resina – il suo ultimo libro: “Male Capitale. La misera ricchezza del clan dei Casalesi”. Un racconto di fantasia, ma sempre lucido, che svela segreti e rituali dei più spietati clan della camorra. Nel racconto, il pm che provocò l’arresto del boss Michele Zagaria “Capastorta” si rivolge soprattutto agli studenti.

Il suo intervento tiene vivo il dibattito sulla necessità di una riforma complessiva della legge “Latorre”, definita dallo stesso Maresca “anacronistica, perché non assicura tempi brevi e interventi efficaci”. In Campania sono circa 15mila gli immobili sottratti alle mafie. “Valgono due milioni di euro ma non fruttano, perché la legge e l’Agenzia non funzionano” aveva già affermato il pm stavolta a Torre Annunziata, la città di “Villa Savastano” della prima fortunata fiction “Gomorra”.

Poco dopo l’intervento di Catello Maresca a “Le Scuderie di Villa Favorita”, sul tema era intervenuto anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando. “Il testo di legge approvato alla Camera prevede il passaggio alla presidenza del Consiglio dell’Agenzia per i beni confiscati. Perché è fondamentale che si intreccino le competenze di ministeri diversi. Il salto di qualità – aveva proseguito il guardasigilli – è vedere l’Agenzia non solo come custode dei beni, ma come un soggetto che sia in grado di utilizzarli dal punto di vista economico e imprenditoriale”.

Nel corso dell’evento culturale, svoltosi ieri a “Le Scuderie” e moderato dal giornalista Francesco Catalano, è intervenuto anche il sindaco del Comune di Ercolano, Ciro Buonajuto: “In città come quella che amministro, o come Portici e Torre del Greco, prima ancora che di legalità il vero problema è di carattere culturale. Non bastano i blitz e le centinaia di arresti – ha concluso Buonajuto – . Bisogna andare nelle scuole e parlare di camorra ai ragazzi”.

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