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Immigrazione, La finta bontà svanisce come i finti ideali

29 settembre 2016
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immigrati3di Antonio De Martino

Una delle tendenze che ha prodotto non poche reazioni discordanti negli ultimi tempi è quella che si riassume con il concetto di “immigrato è bello”. Ci ritroviamo tv, social e piazze piene di vip provenienti dal mondo politico, religioso e dello spettacolo, che vogliono convincere a tutti i costi che i migranti provenienti dal continente africano devono vivere o transitare in Italia in quanto paese d’accoglienza.

Pertanto, tali “saggi” insegnano cosa fare e cosa dire affinché tale accoglienza venga quanto più praticata dalla gente. La serie di comportamenti “giusti” da adottare prevede che i migranti non debbano essere fermati sulle coste perché l’Italia è un paese “aperto” e deve consentire a chiunque di entrarvi, inoltre chi vi entra dev’essere aiutato con viveri, casa e supporto socio-economico. Infine più c’è ne sono meglio è perché cosi si ravviva un paese a crescita zero. Ma cosa pensano molti cittadini di tali indicazioni? Sempre più spesso ritengono che tale modo di pensare sia irrealistico per una serie di motivi: gli africani hanno sempre vissuto in Africa e nessuno ha ben capito perché ora vogliono vivere in Italia o in Europa. La fame lì c’è sempre stata e riguardo alle guerre nessuno ha mai portato dati tangibili e precisi. Pur volendoli accogliere, l’aiuto economico dev’essere finanziato con soldi pubblici, ma tali fondi non sono disponibili altrimenti verrebbero usati per aiutare gli italiani, che seppur distanti dall’indigenza africana “sono indigenti nel contesto italiano”. Riguardo all’eventuale ripopolamento italiano tramite i migranti, questo desta un senso di smarrimento mentale in chi ne cerca il senso. Pertanto è diffusissima tra i cittadini comuni l’opinione secondo cui i migranti africani non devono entrare in Italia e quelli che ci sono devono andarsene, tranne quelli italianizzati per lingua, usi e costumi.

E’ inevitabile che i sostenitori che dall’alto spingono verso il pensiero “migrante è bello” portano fortemente la questione su un aspetto morale, additando spesso il cittadino restio all’accoglienza come un “senza cuore” che non pensa il prossimo. D’altro canto lo stesso cittadino tende a non scomporsi dinanzi a tale accusa, perché risulta sempre più consapevole del fatto che nel corso della storia i principi troppo propagandati difficilmente hanno coinciso con la vera bontà ma piuttosto con una moda di pensiero che col tempo svanisce così come svaniscono i finti ideali di fratellanza.

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