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Clan Gionta, faida coi Limelli-Vangone. Confermato ergastolo in appello per killer Umberto Onda

4 giugno 2016
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omicidio balzano scoppetta foto agguatodi Redazione

Torre Annunziata. “Umberto Onda uccise nel 2004 i cognati Carlo Balzano e Angelo Scoppetta“. Così i giudici della Corte d’Assise di Napoli, che hanno confermato la pena dell’ergastolo ai danni di “Umbertino”, 43 anni, già al carcere duro, l’ex reggente del clan Gionta protagonista della faida di camorra coi rivali dei Limelli-Vangone di Boscoreale. Faida iniziata nel ’98. Lo stop nel 2005. Sei morti dopo. Il movente? Il controllo del business della droga nell’hinterland Vesuviano. 

Attendibile secondo i giudici la ricostruzione degli agguati, fornita a processo dall’ultimo pentito di Palazzo Fienga, Michele Palumbo “munnezza”, condannato alla pena di 22 anni. Quattordici anni di reclusione sono invece stati inflitti ad Aniello Nasto “quarto piano”, anch’egli collaboratore di giustizia e alla sbarra per il diverso omicidio di Liberato Ascione, ex dipendente pregiudicato delle Poste. 

E’ stato proprio il pentito Michele Palumbo, condannato all’ergastolo per l’agguato del 2007 ai danni di Ettore Merlino, legato agli Ascione e ucciso in via Nazionale, al confine con Torre del Greco, a raccontare ai giudici di non aver ucciso Ascione. “Gli sparò Aniello Nasto, davanti agli occhi di suo figlio. Io volevo ammazzare solo Carlo Balzano

E’ il 29 settembre 2004. I “Valentini” vogliono la morte di Balzano, affiliato “scomodo”. Il raid va a segno con nove colpi calibro 9×21 lugher, esplosi nei pressi della Basilica della Madonna della Neve. Angelo Scoppetta, invece, non doveva morire. Per Nasto e Palumbo “era una brava persona”. Ma quel giorno si trovava nel posto sbagliato. 

Il “munnezza” si è invece auto-accusato di una “morte dalla violenza agghiacciante” scrive la Dda di Napoli. Quella di Domenico Scoppetta, fratello di Angelo, trucidato il 2 settembre 2005 con 37 proiettili. Venti vanno a segno. Altri 17 finiscono sotto i balconi al sole del rione ‘Penniniello’. “Lo uccisi io – ha confessato il pentito – . ‘Umbertino’ infierì sul suo corpo. Scoppetta era già morto”.

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