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Torre Annunziata, morì in sala parto. Slitta il verdetto sul processo ai medici

22 giugno 2016
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mariadambrosiofotodi Redazione

Torre Annunziata. Morì in sala parto. Slitta il verdetto sul processo a 7 medici. E’ stata rinviata al 2 novembre la decisione del gip del Tribunale di Torre Annunziata, Antonello Anzalone, che potrebbe disporre l’eventuale proroga dell’inchiesta sulla morte di Maria D’Ambrosio, la 37enne mamma oplontina deceduta nella notte tra l’11 e il 12 novembre 2014 all’ospedale “Sant’Anna” di Boscotrecase. A morire con la mamma anche il feto che portava in grembo. Quello della piccola Francesca, la bambina mai nata nonostante un estremo tentativo di taglio cesareo.
Il pm della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, Antonella Lauri, il 9 febbraio scorso ha richiesto al giudice di archiviare le posizioni dei 7 componenti dell’equipè di sanitari (4 medici, tra cui il primario del reparto di ginecologia dell’ospedale, e 3 infermieri), che assistirono Maria D’Ambrosio in sala operatoria.
Per l’accusa “non ci fu colpa medica”. “Maria D’Ambrosio morì durante il parto per un’imprevedibile cardiopatia dopo gravi convulsioni”. Il decesso del feto, invece, si registrò intorno alle 22:50 “prima dell’estrazione dall’utero, per un’asfissia acuta causata dalle gravi crisi convulsive manifestate dalla signora D’Ambrosio”. Questa la conclusione dei periti Claudio Buccelli, Antonio Mirabella e Giuseppe Botta, incaricati dal giudice di chiarire le possibili patologie da cui risultava affetta la mamma 37enne, in occasione dei due ricoveri in ospedale avvenuti nei mesi di ottobre e novembre del 2014.
“Maria D’Ambrosio – continuarono i periti nella loro relazione – venne curata con gli esami previsti dalla prassi”. Tra questi 3 elettrocardiogrammi: uno il giorno della morte, il secondo 22 giorni prima del decesso, un terzo 37 giorni prima. I risultati evidenziarono “patologie prive di apprezzabile espressività clinica” fino al parto. Ma alle 22:25 del 12 novembre 2014 la mamma perse le forze in sala operatoria: intervennero un anestesista ed altri ginecologi, si decise per il cesareo. La piccola Francesca nacque già priva di vita, poi subentrò “un’atonia uterina”.
La famiglia D’Ambrosio, tramite il proprio avvocato di fiducia, il penalista Mauro Porcelli, si è opposta alla richiesta di archiviazione formulata dal pm. Nella giornata di ieri il legale ha commentato a caldo: “Continuiamo ad aspettare fiduciosi. Pretendiamo solo giustizia e non vendetta”.
Nella foto (facebook) Maria D’Ambrosio

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