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Torre Annunziata, omicidio Veropalumbo. L’ex killer dei Gionta alla Dda: “So chi sparò a Capodanno”

15 luglio 2016
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veropalumbo-2di Redazione

Torre Annunziata. L’ultimo pentito di camorra del clan Gionta parla e a 9 anni di distanza riapre il caso sull’omicidio irrisolto di Giuseppe Veropalumbo, il carrozziere oplontino ucciso da un proiettile vagante sparato nel 2007 per “festeggiare” il Capodanno. Michele Palumbo “munnezza”, l’ex killer spietato di via Bertone, oggi collaboratore di giustizia, ai magistrati della Dda di Napoli ha fatto il nome di chi – secondo lui – quella tragica notte sparò il fatale colpo in aria costato la vita al 30enne operaio torrese.
Si tratterebbe di un pregiudicato di 38 anni, ritenuto vicino ai “Valentini”, il cui nome è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio preterintenzionale. L’uomo è già stato interrogato dal pm Silvio Pavia, titolare del fascicolo d’inchiesta. Il 38enne ha negato ogni addebito. 
Le indagini proseguirebbero spedite e nuovi accertamenti sono attesi a stretto giro. 
Già nel 2014 arrivò una presunta svolta nell’inchiesta, grazie alle rivelazioni di due collaboratori di giustizia, che in carcere raccolsero voci sul presunto responsabile della morte di Veropalumbo. Voci, però, mai suffragate da successivi e concreti elementi di prova. 
Giuseppe Veropalumbo fu trafitto mortalmente al cuore alle 23:15 del 31 dicembre 2007. Il carrozziere, dopo il classico cenone, attendeva l’arrivo della mezzanotte seduto a tavola giocando a carte con i suoi parenti. In braccio Giuseppe stringeva sua figlia, la piccola Ludovica, di soli 14mesi. D’improvviso, l’uomo si accasciò sul tavolo ancora pieno di carte. Il sangue gli usciva dalla bocca e dal fianco sinistro. Un colpo di pistola vagante, esploso dall’esterno per «festeggiare» la mezzanotte, forò infatti i doppi infissi della finestra della sua abitazione. Una casa al nono piano di uno stabile in corso Vittorio Emanuele. Giuseppe morì sul colpo.
L’inchiesta sull’omicidio fu archiviata nel 2013 dall’allora procuratore Capo di Torre Annunziata, Guido Marmo, per “assenza di prove certe sull’identità” del colpevole. Da allora la vedova Veropalumbo, Carmela Sermino, non ha mai smesso di chiedere verità e giustizia. In una lettera aperta, pubblicata dai mass-media di tutta Italia, la vedova non esitò a scrivere: “La morte di mio marito? Fu un omicidio di camorra. Quell’arma non sparò da sola. Un criminale quella notte ha premuto il grilletto con lucida follia. Si comportò da vero camorrista”.

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