-1 al varo della nave Trieste a Castellammare, simbolo del lavoro e della voglia di rilancio

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Manca un giorno al varo della nave Trieste nello stabilimento Fincantieri di Castellammare. Un battesimo del mare motivo di orgoglio per il cantiere stabiese e l’intera città ma anche e soprattutto per la Marina Militare Italiana. La portaelicotteri è ben visibile dal lungomare e dalle banchine – già da giorni pronta a prendere il mare con i lavoratori intenti a curare gli ultimi dettagli per lo scivolamento della Trieste nelle acque del porto. Il momento del varo ha da sempre un forte fascino. Rappresenta la conclusione di un percorso e allo stesso tempo speranza per il futuro, riconoscimento del lavoro degli operai, lustro per lo stabilimento, voglia di sviluppo e rilancio. Aspetti sicuramente centrali nella decisione dell’amministrazione comunale di istituire la giornata del varo. Una festa per la città con la chiusura delle scuole ed eventi collaterali che accompagneranno il varo dell’unità anfibia multiruolo. Interdetto l’uso dello specchio acqueo portuale, di tutte le banchine e le aree demaniali marittime ricadenti nel porto di Castellammare con la chiusura dei varchi di accesso. Centinaia gli stabiesi che da diversi punti di osservazione – da lungomare ai punti più alti della città – si accalcano per assistere alla scena accompagnata dal tipico suono della sirena. Nessuno – come disposto dall’ordinanza della capitaneria di porto stabiese – potrà assistere dalle banchine portuali.
A via Acton ingressi solo con accrediti nell’area dei cantieri dove è atteso anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Per garantire tutte le condizioni di sicurezza il sindaco ha disposto la chiusura delle scuole, ha vietato la vendita di bevande in contenitori di vetro ai locali nella zona del centro antico nonché la vendita di superalcolici.
Il rammarico in questa giornata tanto attesa da cittadini e istituzioni è l’assenza del vice-sindaco Lello Radice, scomparso ieri. Appassionato attore di teatro prestato alla politica per il profondo amore che aveva per Castellammare tanto da non abbandonare il suo impegno per la città neanche nei momenti più duri della malattia contro la quale ha a lungo combattuto.