violenza-sulle-donneEnnesima storia di violenza tra le mura domestiche, dove una donna da qualche anno a questa parte, era costretta a subire violenze psicologiche e fisiche, minacce di morte e percosse da parte del marito, spesso anche dinnanzi ai 5 figli o ad estranei, a seguito di banali litigi. Ieri mattina, la vittima ha avuto il coraggio di denunciare alla Polizia di Stato l’incubo che stava vivendo. L’ uomo, infatti, nella notte, si è recato presso l’abitazione familiare e, dopo aver preso a calci la porta d’ingresso, si è letteralmente accampato al di fuori, nell’attesa di poter entrare ed impedendo, allo stesso tempo, che alcuno potesse accedervi o uscire. L’intervento provvidenziale degli agenti della sezione Volanti” dell’U.P.G. ha portato alla luce una triste storia di violenza, fatta di maltrattamenti a seguito di banali litigi, dettati da un pranzo poco gradito o dal semplice caffè fatto male. Un matrimonio più che ventennale, costretto a naufragare per l’indole violenta dell’uomo che, in una circostanza, ha tentato di strangolare la moglie con un cavo elettrico. Pure quando la donna è stata minacciata di morte con una pistola, era ancora convinta di poter salvare il suo matrimonio, motivo per il quale non aveva mai denunciato il marito. Quando i poliziotti sono giunti sul posto, lo hanno trovato seduto con le spalle alla porta d’ingresso e, nello spazio antistante, una miriade di mozziconi di sigarette che testimoniavano la sua lunga permanenza. L’uomo non ha desistito nel minacciare la moglie neanche quando si è accorto che la donna si era rivolta alla polizia, inviandole un sms in cui le diceva chiaramente che l’avrebbe ammazzata. I poliziotti sono riusciti, con non poche difficoltà, ad entrare nell’abitazione trovando i presenti letteralmente terrorizzati. Da una perquisizione effettuata nell’appartamento, gli agenti hanno rinvenuto e sequestrato una pistola in metallo, perfetta riproduzione di un’arma semiautomatica, utilizzata dall’uomo nelle minacce.

Gli agenti hanno arrestato il 43enne conducendolo al carcere di Poggioreale.