Colpo al clan napoletano dei Di Lauro: arrestati 15 camorristi – VIDEO

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Colpo al clan napoletano dei Di Lauro: operazione di carabinieri e dda che arrestano 15 camorristi. L’operazione è il risultato di una complessa attività di indagine fondata su dichiarazioni di collaboratori di giustizia e intercettazioni, che ha portato anche alla ricostruzione dell’organigramma del clan attuale dei Di Lauro. Gli inquirenti hanno così confermato l’attuale operatività del clan e l’influenza su altri gruppi criminali, nonché l’evoluzione del ruolo di Marco di Lauro, catturato lo scorso marzo dopo quasi 15 anni di latitanza.

Un clan – spiegano gli investigatori – con forti proiezioni internazionali e capacità di influenza su altri gruppi criminali locali e che ha scelto di diversificare i settori di interesse senza abbandonare il traffico di stupefacenti ma privilegiando gli interessi originari come i prodotti con marchio contraffatto e il contrabbando.

In questo modo il clan si è dedicato a re-impiegare la fortuna accumulata in tanti anni di camorra in affari leciti o in affari illeciti a bassa intensità, ritornando in qualche modo alle origini, sulle orme dei traffici di Paolo Di Lauro prima dell’esplosione del business delle piazze di spaccio dell’area nord di Napoli.

Tra gli affiliati arrestati, emergono le figure di Salvatore Di Lauro e Salvatore Tamburrino, che hanno creato un reticolo di interessi illeciti che spaziano dalle truffe assicurative ai “cavalli di ritorno”, nonché una notevole ragnatela di complici e appoggi che ha consentito di coprire per anni la latitanza del boss Marco Di Lauro.

L’ordinanza di custodia cautelare ha portato all’arresto di 15 soggetti, ritenuti affiliati al clan dei Di Lauro o appartenenti a consorterie criminali alleate, come la Vinella Grassi, che si sono adoperati a commettere delitti per conto dei Di Lauro.

Due indagati erano all’estero: i carabinieri del reparto operativo di Napoli hanno localizzato Aniello Sciorio in Germania, a Düsseldorf, e Pasquale Diano in Grecia, a Salonicco.

I militari hanno notificato loro un mandato d’arresto europeo e, con la collaborazione delle forze di polizia estere, li hanno tradotti in carcere in attesa dell’estradizione.