di Marco Esposito

mormilefotoNapoli. Duplice omicidio e guida in stato d’ebrezza in tangenziale. Il pm della Procura della Repubblica di Napoli, Salvatore Prisco, ha chiesto in abbreviato la condanna di Nello Mormile a 20 anni di carcere. Il 25 luglio scorso il giovane deejay, alla guida contromano, provocò la morte della sua fidanzata, Livia Barbato, 22 anni di Fuorigrotta, e del conducente della Renault Clio contro cui andò a sbattere, l’imprenditore Aniello Miranda, 48 anni di Santa Maria La Bruna. La richiesta di pena oggi, al termine di una lunga requisitoria arricchita dalla visione in tribunale del filmato del tragico incidente. Il pm, per la sola guida in stato d’ebrezza, ha poi chiesto un altro anno per Mormile.

IL PROCESSO. Secondo l’accusa, il 29enne dj uccise entrambe le vittime con una manovra “kamikaze” in tangenziale. Il violentissimo impatto si verificò all’altezza dell’imbocco di Agnano. Mormile, a bordo della sua Renault Clio, invertì il senso di marcia, percorrendo circa 5 chilometri prima di schiantarsi contro l’auto che procedeva nel senso giusto: una Fiat Panda, guidata da Aniello Miranda, l’imprenditore 48enne di Santa Maria La Bruna che alle 4:35 del mattino andava a fare il suo lavoro. Miranda era titolare di una ditta individuale di commercio all’ingrosso “di prodotti alimentari, bevande e tabacco” e tra i suoi maggiori fornitori figurava l’azienda Yma-Latte, con stabilimento principale a Pignataro Maggiore, nei pressi di Caserta. L’imprenditore aveva due figli giovanissimi, di 16 e di 18 anni. I suoi familiari, assistiti dall’avvocato Ciro Ottobre (del foro di Torre Annunziata), hanno già chiesto il risarcimento danni a processo. Così come i genitori della povera Livia, assistiti dal legale Andrea Raguzzino.

LA DIFESA DEL DJ. “Avevo bevuto. Diversi drink, me li offrivano. Lo so che da ubriachi non ci si mette al volante. Ma io l’ho fatto lo stesso”. Così Aniello Mormile in aula. Il dj aveva provato a difendersi alla precedente udienza, chiedendo di essere ascoltato dai giudici. “Livia è entrata in auto – il suo racconto – e si è seduta sui sedili posteriori. Avevo appena comprato l’auto e le ho chiesto di avvisarmi se si sentiva poco bene e di non sporcarla. Avevamo bevuto un po’ e di solito non beviamo. Da quel momento in poi non ricordo più nulla, non mi sono reso neanche conto di essere finito contro un’altra auto”. Racconto-choc ascoltato anche da Gianfranco Barbato, padre di Livia, dai fratelli e dalle sorelle di Antonio Miranda. Aniello Mormile, all’alba del 25 luglio, risultò positivo al test dell’etilometro.