“In Campania la curva dei contagi è ormai fuori controllo facendo registrare la più alta
percentuale di nuovi positivi sui tamponi effettuati in Italia.
Preso atto dell’esiguità dei posti letto attivabili, l’unità di crisi della Regione Campania con
nota 2798 del 26 ottobre u.s. ha disposto la rapida conversione dei reparti già dedicati ad
attività di elezione in nuovi reparti Covid19. Ha disposto, altresì, di avviare processi
organizzativi per dedicare ulteriori interi Presidi ospedalieri all’ assistenza ai pazienti affetti
da Covid19.

È chiaro che, alla luce dell’incremento incalzante della domanda è indispensabile potenziare la rete covid, ma contestualmente va garantita la sopravvivenza di quanti ricorrono al
sistema dell’emergenza e urgenza per patologie tempo-dipendenti ed altre tipologie.
Nella ASL Na 3 le carenze dell’offerta ospedaliera sono più gravi che altrove. Qui la
dotazione di posti letto in epoca pre covid era già gravemente carente.
Gli ospedali di Nola e Castellammare sono gli unici classificati DEA di I livello (per
un’utenza residente di oltre un milione di abitanti) ed in questi ultimi giorni hanno visto
saturata la loro capacità ricettiva a causa di un abnorme numero di accessi di pazienti con
sintomi riconducibili a Covid 19, che si ha difficoltà ad isolare e trattare in sicurezza.
Per questa ragione i due Pronto Soccorso, in questa ultima settimana sono stati più volte
interdetti con grave nocumento e rischi incalcolabili per l’utenza che vi è afferita comunque;
persino le autoambulanze del SEUterritoriale118 hanno trovato i cancelli serrati e nessun
altro accesso disponibile per il pronto soccorso nell’ intero ambito territoriale. Infatti con
provvedimenti emergenziali sono già stati chiusi il PS di Torre del Greco e quello di Vico
Equense.
In data odierna gli ospedali di Nola e Castellammare non riescono a garantire l’accettazione
nemmeno ai casi in codice rosso, con il rischio concreto di aumentare il rischio di morti
evitabili. Infatti sia le aree adibite a primo intervento che le Osservazioni Brevi Intensive
sono occupate da pazienti con sintomi da Covid (a Nola sono 43), che non trovano
disponibilità di posto nei reparti covid, e presso le camere calde sono in fila da ore auto
private e mezzi di soccorso avanzato che non riescono a sbarellare.
Presso l’ospedale di Nola è attiva l’unica emodinamica dell’intero territorio di pertinenza
dell’ASL NA 3 sud, dunque l’unico HUB 1 dove si può essere curati con efficacia in caso
di infarto.
La riconversione del DEA di Nola in Covid Hospital, seppur non avvenuta in modo formale,
si sta concretizzando per necessità. E’ ben evidente che tale scelta inficerebbe la
sopravvivenza stessa dei cittadini bisognevoli di cure per le patologie tempo-dipendenti.
Alla luce delle criticità suesposte, ritengo che stante l’attuale congiuntura emergenziale,
tutte le istituzioni debbano dare prova di grande maturità e spirito di collaborazione,
attivando tutti i possibili canali di ascolto e di confronto. La politica, gli amministratori locali
e le Aziende Sanitarie Locali in questa fase emergenziale più che mai, devono
sinergicamente occuparsi di proteggere i cittadini, sottraendosi alle logiche di parte.
Pertanto Vi chiedo che, coerentemente alle disposizioni dell’Unità di crisi regionale,
l’ASL Napoli 3 sud e gli Ospedali riuniti dell’area nolana potenzino l’offerta Covid
preservando al contempo la rete dell’emergenza urgenza per le patologie tempo
dipendenti.
La nostra proposta è la seguente:
a) Il DEA dell’area nolana consta di 2 stabilimenti, il Santa Maria della Pietà e l’Apicella;
sono stabilimenti integrati ovvero un unico centro di responsabilità ed hanno una
Direzione Sanitaria condivisa ed una condivisa gestione delle risorse umane
assegnate.
b) Lo stabilimento Apicella è interamente ristrutturato ma semivuoto; non vi è un
pronto soccorso da preservare, ma ha un servizio di radiologia con TAC, un
laboratorio di analisi con sezione di virologia, ed un complesso operatorio con 4 sale
chirurgiche e 2 di risveglio attrezzate con impiantistica di gas medicali, convertibili
in area critica. Anche i reparti di degenza dispongono di moderna impiantistica.
c) Lo stabilimento di Nola è invece dedito prevalentemente all’ emergenza e urgenza
ed è riferimento per un bacino di utenza di 600000 abitanti. E’ necessario che sia
preservato e resti accessibile.
d) Esso dispone tuttavia di unità operative con attività prevalente di elezione, che
attualmente è sospesa per disposizioni regionali. Gli ospedali riuniti dell’area nolana
hanno dunque risorse recuperabili dalle attività sospese per poter riorganizzare
l’offerta differenziando i percorsi del Covid da quelli ordinari, implementando nuovi
reparti Covid per i pazienti di tutta l’area nolana, dove è altissima l’incidenza del
contagio e la domanda di assistenza e di cure. Sia oggi questa la soluzione. Il
personale dei reparti le cui attività sono bloccate e che si è convertito o si vuole
riconvertire per la cura dei malati di covid, sia impiegato presso lo stabilimento di
Pollena, nelle more del necessario potenziamento degli organici.
Ci prepariamo al picco influenzale invernale più critico della storia dei picchi
invernali. Le conversioni necessarie in covid hospital non devono riguardare la rete
dell’emergenza e urgenza. Specie all’ indomani delle recenti chiusure dei pronto
soccorso di Bosco, Torre del Greco e Vico Equense, occorre preservare la continuità
del Servizio di PS assicurate presso il DEA di Nola, indispensabile per la sicurezza
dei cittadini.
e) La priorità deve essere garantire l’isolamento assoluto dei pazienti ricoverati per
covid o con covid preservando, con il livello di precauzione massimo, pretriage e
screening, gli ospedali con funzione di HUB, come Nola e Castellammare nelle reti
dell’emergenza-urgenza e dell’offerta oncologica. Percorsi totalmente differenziati
e trasferimenti secondari solerti devono essere garantiti come previsto dalle linee
guida ministeriali, dal piano Arcuri (già finanziato) e dalla stessa DGRC di luglio.
f) Inoltre proponiamo una ricognizione dei presidi dismessi dalla rete dell’emergenza,
come ad esempio Vico e Gragnano, che, seppur adeguati strutturalmente all’
ospitalità, sono stati ulteriormente svuotati per tempestiva ottimizzazione delle
risorse per la gestione prioritaria dell’emergenza ospedaliera. In queste strutture e
nelle strutture private che hanno dato disponibilità possono essere quarantenati i
pazienti con sintomi lievi, o in via di guarigione che non devono saturare la
disponibilità dei reparti di maggior specializzazione.
Tale rifunzionalizzazione comporta uno sforzo organizzativo e condivisione, ma è
necessario al fine di scongiurare focolai nosocomiali e proteggere gli operatori sanitari,
ovvero la prima linea sul fronte della battaglia, per il bene della comunità.
In attesa di un Vs riscontro, nelle more di un più ampio confronto, vi porgo i migliori saluti.” – La Vicepresidente del Consiglio Regionale della Campania, Valeria Ciarambino