Tutti i sindaci della Campania hanno firmato ed inviato una lettera al Premier Conte. Il punto è sempre sulla necessità di contrastare la crisi economica e sociale che deriva dai nuovi decreti. L’emergenza epidemiologica si fa sempre più grave, ma i Comuni arrancano.

“Quella che stiamo vivendo è una delle peggiori emergenze sanitarie dalla nascita della
nostra Repubblica. In questi sette mesi di pandemia le nostre comunità hanno
sofferto per la perdita di persone care e per tutti i disagi causati dal covid, incluse le
norme emanate per tentare di contenere il contagio che hanno messo in ginocchio
migliaia di imprese e milioni di lavoratori.
In questi mesi oltre 7.900 sindaci di tutta Italia hanno tenuto aperte le porte dei propri
Municipi giorno e notte per aiutare i cittadini, provando, con risorse assolutamente
insufficienti, a dare delle risposte a milioni di italiani finiti in povertà o rimasti soli
perché il covid sta portando via intere famiglie. In questi lunghi mesi i primi cittadini
di tutta Italia, di ogni colore politico, hanno scelto la strada istituzionale del rispetto,
adeguandosi a scelte calate dall’alto, da comitati tecnici e da dibattiti ai quali troppo
spesso si è deciso di escludere chi rappresenta la prima frontiera dello Stato sui
territori: gli amministratori locali.
Come Lei certamente saprà, negli ultimi vent’anni governi di tutti i colori politici hanno
provveduto a tagliare oltre dieci miliardi di fondi agli Enti Locali. Si tratta di tagli
gravissimi, che hanno messo in ginocchio intere comunità, costringendo i Sindaci a
negare diritti costituzionali come l’assistenza domiciliare o il trasporto pubblico
scolastico o il sostegno per i bambini diversamente abili. Un disagio che l’emergenza
sanitaria ha trasformato in un vero e proprio strappo tra il Paese reale, quello che
tutti i giorni i Sindaci tentano di gestire sui territori, e quello dei “Palazzi della Politica”,
sempre più distanti dalle comunità locali che pure sono utili quando arrivano le
campagne elettorali e occorre riempire il serbatoio di voti in cambio di promesse mai
mantenute.
In questi mesi i Sindaci hanno dovuto apprendere dalle Sue conferenze stampa le
decisioni fondamentali per la Nazione, quelle che poi spettava proprio ai primi
cittadini applicare e far rispettare sui territori. Tutto ciò che è avvenuto e purtroppo
continua ad avvenire, è calato dall’alto, senza un processo partecipativo e senza che
gli Enti Locali vengano dotati di personale e risorse adeguate per garantire la sicurezza
e la salute dei cittadini. È il caso dell’ultimo Dpcm, quello che contiene le direttive
sulla chiusura anticipata di bar e ristoranti, lo stop alle attività sportive, cinema e
teatri. Norme dirompenti, che per milioni di lavoratori e imprenditori significano
fallimento, povertà e disagio sociale. Norme che andavano concertate con i territori
e che, soprattutto, andavano anticipate da provvedimenti di sostegno reale
all’economia del Paese. In questi mesi invece si è preferito investire sui
monopattini, sul reddito di cittadinanza o sui famigerati monobanchi che con la
didattica a distanza rimarranno chiusi nei magazzini delle nostre scuole. Abbiamo
avuto mesi per preparare il sistema Italia alla seconda ondata, ma si è perso
tempo lasciando ai cittadini il compito di autoregolamentarsi senza indicazioni e
sostegno alcuno.
In questo scenario privo di pianificazione e guida avviene poi che alcune Regioni
che godono di uno Statuto Speciale decidano di derogare al Dpcm, consentendo
alle attività di ristorazione di chiudere più tardi rispetto agli altri imprenditori
italiani, confermando per l’ennesima volta che nel nostro Paese i diritti non
valgono per tutti. Quanto deciso dalle province di Trento e Bolzano è un atto
contrario all’unità nazionale, specie in un momento di emergenza sanitaria, che va
certamente a favore dei cittadini di quella Regione, ma non è accettabile che il
Governo resti nuovamente in silenzio, nonostante possa impugnare ordinanze e
provvedimenti che non rispettano la nostra Costituzione.
Per questi motivi i sottoscritti firmatari Le chiedono di impugnare tali atti per
consentire che la legge italiana venga rispettata in modo uguale in tutto il
territorio nazionale, o in alternativa di intervenire per sanare la disparità di diritti,
consentendo al resto del Paese di adeguarsi alle norme emanate nelle province
autonome. Non vogliamo credere alle voci di chi sostiene che il silenzio del Suo
Governo possa essere legato esclusivamente a mantenere i delicati equilibri in
Senato, dove gli esponenti della Svp con i loro voti possono fare da ago della
bilancia sui voti di fiducia. Uno scenario che ci auguriamo non rientri nello spirito
di chi, nel rappresentare le Istituzioni in un momento così drammatico per il
Paese, sa che il giuramento sulla Costituzione mai come ora ha un valore
fondamentale per le sorti della nostra Nazione.”