“La storia racconta che crisi, rivoluzioni e guerre producono grande sviluppo e depressione. Il nostro Paese per il 95% è composto da imprese che hanno meno di 9 dipendenti. Oggi che siamo ancora tutti sostanzialmente in casa, non abbiamo idea di cosa ci aspetta perché quando si riaprirà in realtà ci ritroveremo davanti ad una situazione drammatica in cui sarà inutile ‘correre’ dietro le banche, sarà, invece, necessario adottare urgentemente soluzioni finanziarie alternative efficaci”.

Lo ha detto Francesco Fimmanò, vicepresidente della Corte dei Conti intervenendo al webinar promosso dall’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli Nord, presieduto da Antonio Tuccillo, sul focus dedicato alle imprese in crisi dopo l’emergenza sanitaria del nuovo coronavirus.

“Siamo in una situazione nella quale il governo doveva intervenire con tempestività cercando di dare immediata liquidità alle aziende con almeno 25.000 euro, attraverso la garanzia statale del 100% – ha evidenziato Tuccillo – e che le banche dovevano erogare senza merito creditizio ma occorre constatare con amarezza che purtroppo solo poche aziende hanno ricevuto i prestiti da parte degli istituti di credito creando notevole disagio per le micro e piccole imprese”.

Secondo Sandro Fontana, consigliere segretario dell’Odcec Napoli Nord, “è evidente che il lockdown rischia di provocare il contagio economico-finanziario attraverso la crisi a catena delle imprese. Un fallimento, purtroppo come sappiamo, non è mai un evento unico è circoscritto ed è noto il meccanismo che determina la crisi dell’impresa e il conseguente fallimento, allora si rende indispensabile l’applicazione di utili strumenti di prevenzione elaborati dalla politica economica e promossi dai professionisti, in particolare dal dottore commercialista, che riveste un indiscutibile ruolo di guida e di supporto per le pmi”.

Il giudice del tribunale di Napoli, Nicola Graziano, ha osservato che ci sono una serie di vuoti normativi nella riforma e nel codice della crisi d’impresa. L’idea di fondo della dichiarazione di fallimento non è un’idea punitiva o sanzionatoria, è oggettiva e quindi da questo punto di vista non si può e non si tiene in considerazione l’elemento soggettivo della conseguenza che porta all’insolvenza e quindi alla dichiarazione di fallimento”.

Per Angelo Capone, consigliere delegato dell’Ordine di Napoli Nord, “a tre mesi dallo scoppio dell’emergenza assistiamo ancora ai litigi sull’utilizzo del Fondo Mes e ancora non è stato varato il ‘via libera’ definitivo al ‘recovery found’ per finanziare le politiche di sviluppo degli Stati membri. Peggio ancora a livello nazionale dove abbiamo un ‘Decreto aprile’ che a maggio inoltrato non è stato ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. E’ evidente che la politica non sta rispondendo in maniera efficace alle richieste di famiglie ed imprese”.

Arminio Rabuano, giudice delegato del Tribunale di Napoli Nord, ha parlato del decreto 23/2020

sottolineando che “lo Stato ha sostanzialmente ritenuto di aiutare le imprese facendo alcune modifiche normative senza, però, sostanzialmente mettere neanche un soldo a disposizione delle aziende. Praticamente è stata ‘congelato’ lo stato di crisi evitando le dichiarazioni di fallimento, pur essendoci le condizioni, con la maturazione degli interessi sui debiti creando una ricchezza fittizia”.

Dal canto suo Francesco Corbello, consulente economico dell’Emirato di Dubai e componente della commissione di studio dell’Odcec Napoli Nord, ha rimarcato che “nel 2020 con il nuovo coronavirus lo shock congiunto della domanda e dell’offerta si è propagato trasversalmente a settori, territori, imprese e lavoratori. Dunque, si assisterà con elevata probabilità ad una stagnazione economica e a questo si aggiunga che le misure di sostegno messe in campo dal Governo per superare la crisi economica, determinata dall’emergenza sanitaria, non sono sempre chiare e di facile accesso, anche a causa di ‘sviste’ del legislatore”.

“Interventi che non sono chiari e lontano da quelli adottati da altri Paesi Europei e non, ad esempio in Germania, con una rapidità senza precedenti, è stata proposta una legge federale il 16 marzo 2020, che sospende temporaneamente l’obbligo di avviare una procedura di insolvenza per le imprese in crisi da Covid-19 fino al 30 settembre 2020. Oppure in Gran Bretagna – ha aggiunto Corbello – dove è stata prevista una specifica esenzione di responsabilità degli amministratori di imprese in crisi causa Covid-19. Ma la nostra categoria come sempre e pronta ad essere al fianco di imprese e istituzioni”.

L’utilizzo degli strumenti messi a disposizione dal legislatore è stato reso noto da Giuseppa D’Inverno, giudice delegato del Tribunale di Nola, “siamo in un momento di emergenza, a partire dal 12 maggio prossimo inizieremo ad utilizzare a ritmo serrato il sistema dell’udienza cartolare già previsto dall’articolo 95 con le modalità di scambio del progetto di osservazione tra curatore e creditori.

Enrico Villano, presidente della Commissione Fallimenti dell’Ordine, ha evidenziato che “in questo momento storico il dottore commercialista assume un ruolo ancora più centrale nelle scelte che l’imprenditore dovrà assumere per far fronte alla crisi economica e finanziaria generata dall’emergenza sanitaria in corso. Tale centralità si rinviene nel necessario supporto alla pianificazione strategica dell’impresa che dovrà essere attentamente conciliata con la capacità della stessa di far fronte agli impegni assunti, al fine di evitare che la crisi si trasformi a breve in insolvenza, e che da questa – ha concluso – possano derivare profili di responsabilità a cui l’imprenditore potrebbe essere chiamato a rispondere”.

Al focus hanno partecipato anche Pasquale Russolillo (giudice delegato del Tribunale di Avellino) ed Enrico Maria Guerra (Comitato Odcec Napoli 2024).