I funerali del carabiniere ucciso: “Ha saputo vivere e morire per custodire la vita altrui. Giustizia per Mario”

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Un lungo applauso, poi il silenzio rotto solo dai rintocchi delle campane. A mezzogiorno la bara è arrivata davanti alla chiesa dove poco più di un mese fa si era sposato con la sua Mariarosaria. Portata a spalla dai colleghi e avvolta dal tricolore ha fatto il suo ingresso in chiesa, dopo il picchetto d’onore. La Rai ha trasmesso in diretta la cerimonia dei funerali di Stato

Centinaia di persone hanno partecipato alla cerimonia funebre per l’ultimo saluto al vice brigadiere Mario Cerciello Rega nella chiesa di Santa Croce di Santa Maria del Corso di Somma Vesuviana, città natale del carabiniere ucciso a coltellate a Roma lo scorso 26 luglio. A Somma Vesuviana è stato proclamato il lutto cittadino, a Torre Annunziata c’è stato un momento di raccoglimento in contemporanea con i funerali a piazza De Nicola, di fronte alla sede del Comando Gruppo Carabinieri.

Il parroco ha ricordato il suo essere presente, disponibile, al servizio degli altri. “Quante volte lo abbiamo sentito dire Ci sono. Oggi siamo noi a dire Ci siamo, siamo qui per dire Grazie di avercelo dato”, le parole dal pulpito, “Mario è sempre stato fiero di essere Carabiniere”.

In Chiesa presenti molti rappresentanti dello Stato e del Governo, sindaci, autorità civili e militari a sostenere i familiari, ma anche molti cittadini che hanno voluto rendere onore al servitore dello Stato morto in servizio per tutelare la sicurezza di tutti. 

“Siamo riuniti da un dolore straziante che sentiamo ingiusto”, le parole di monsignor Marcianò, “leviamo un grido chiedendo che venga fatta giustizia e che eventi come questo non accadano più. Basta piangere servitori dello Stato, giovani figli una nazione che sembra aver smarrito quei valori per cui loro sono pronti a dare la vita. Mario ha creduto che non c’è giustizia senza rispetto della vita. Ha saputo vivere e morire per custodire la vita altrui”. Poi un appello ai giovani a non cadere nelle mani dei “mercanti di morte”.

Sulla bare un collage di foto del vice-brigadiere insieme alla moglie e la frase: “Sono gli occhi che leggono l’anima” e la maglia del Napoli.

Sul fronte delle indagini, ieri sono emersi ulteriori dettagli. Undici le coltellate inferte al militare dal giovane americano Elder Finnegan Lee. E’ stato inoltre individuato il pusher che aveva venduto aspirina al posto della droga ai due californiani e sono in corso accertamenti anche sulla posizione dell’uomo derubato che quella sera diede l’allarme al 112. 

Continua la polemica sulla foto che mostra Gabriel Natale-Hjorth bendato in un ufficio della caserma dei carabinieri e su cui è stata avviata un’indagine.