Incendi sul Vesuvio, i dati del dipartimento di Agraria: i danni più gravi sul versante torrese-boschese

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“Per molti mesi abbiamo letto sulla stampa e sui social dati approssimativi e analisi improvvisate sugli effetti dei roghi e sulla ripresa vegetativa”, così il presidente dell’Ente Parco del Vesuvio nel presentare i risultati dello studio condotto dal dipartimento di Agraria della Federico II relativo agli effetti del clamoroso incendio del 2017. I dati dicono che i roghi hanno interessato circa l’80% della superficie boschiva complessiva anche se è stato possibile diversificare i danni in base a varie classi di severità. Sono in tutto 3.194 gli ettari colpiti, ma di questi sono 374 quelli considerati di severità alta. “Le pinete del versante torrese-boschese hanno avuto i danni più seri”, ha spiegato Casillo. In particolare, le aree boscate maggiormente esposte a fenomeni di erosione sono rappresentate da soprassuoli di conifere ad alta e medio-alta severità di incendio. Da qui la necessità di intervenire attraverso abbattimenti selettivi e piantagioni di specie autoctone meno suscettibili e più adattate agli incendi. In queste aree, spiega lo studio, si prevede di intervenire con opere di ingegneria naturalistica capaci di contrastare efficacemente i processi erosivi e di creare le condizioni per un insediamento rapido della vegetazione. Sul tavolo ci sono due progetti al vaglio istruttorio del Ministero dell’Ambiente per le autorizzazioni e il finanziamento di 1,2 milioni che prevedono interventi su circa 80 ettari di pinete.

Per quanto riguarda gli obiettivi di fruibilità, naturalità e produzioni agro-forestali, lo studio ha identificato 650 ettari di superficie ad elevata priorità di intervento, di cui 300 suscettibili di intervento primario. “Il parco non è morto e laddove i danni non sono stati severi la natura sta già ripartendo”, ha sottolineato il presidente soddisfatto dello studio che ha analizzato diversi aspetti. “Metteremo a disposizione degli enti che sono competenti in materia anche i dati sul rischio idrogeologico”, ha concluso Casillo, “è innegabile che gli incendi hanno aumentato i rischi ma adesso abbiamo dei dati scientifici da cui partire”.