La testimonianza dell’ultimo deportato torrese ancora in vita – L’INTERVISTA

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Giuseppe Colamarino ha novantasette anni e un dolore mai dimenticato. Una ferita aperta che gli occhi azzurri come il cielo raccontano senza veli.  Ancora oggi il ricordo di quei ventiquattro mesi di detenzione in un campo di concentramento nei pressi di Innsbruck, punge come una lama conficcata nel cuore.

 

Un dolore che si è rinnovato anche ieri quando sul grande schermo allestito nell’ex Orfanotrofio della Santissima Trinità in occasione della Giornata della Memoria organizzata dall’assessore alla Cultura, Anna Pizzo, scorrevano le immagini di Auschwitz catturate dall’obiettivo di Pasquale D’Orsi in visita al campo di detenzione in Polonia con Michele Di Luca e il giornalista scrittore Francesco Raimondo.

 

Giuseppe Colamarino è forse l’ultimo deportato di Torre del Greco, ancora in vita: soldato a Venezia, fu fatto prigioniero dopo l’armistizio firmato da Badoglio e trasferito in Austria. Una medaglia appuntata sul bavero della giacca che dà meriti, che offre l’illusione di un riconoscimento, ma non toglie il peso di una prigionia che ha calpestato diritti umani e dignità: la paura di morire a vent’anni, la fame, le raffiche di mitra che uccidono senza un perché.

Mariella Romano

“Ho mangiato i topi per sfamarmi”. Il racconto dell’ultimo deportato di Torre del Greco ancora in vita.