Dopo aver inoltrato all’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, ai sindaci vesuviani e alle Procure un esposto contenente la mappatura georeferenziata di tutte le discariche abusive in area protetta, la Rete Difesa Vesuvio, composta da numerose associazioni ambientaliste, mette in guardia le istituzioni sul dissesto idrogeologico nell’area vesuviana attraverso un comunicato.
Per la Rete si sta profilando un disastro annunciato, frutto di anni di incuria e di politiche inadeguate, acuito dall’incendio che ha devastato ampie aree del Vesuvio nel 2017: smottamenti, comparsa di voragini profonde metri, caduta di alberi, ostruzione dei canali di scorrimento dell’acqua, assenza di pulizia e di manutenzione delle briglie, accumulo di anomale quantità di detriti a valle in occasione di precipitazioni violente sono i segni di un dissesto che preoccupa tecnici ed esperti.
Pareri emersi in seno a un’audizione regionale della Commissione Ambiente tenutasi in data 26 novembre presso il Consiglio Regionale della Campania sul tema del dissesto idrogeologico nell’area vesuviana, e che spingono la Rete a chiedere alle parti politiche di assumere degli impegni concreti, tenendo conto dei monitoraggi che gli attivisti continuano a produrre e rendere pubblici, e agli operatori dell’informazione di dare il giusto spazio alle segnalazioni.
“Come realtà associative e sociali continuiamo a svolgere il nostro ruolo attivo per la salvaguardia del territorio, respingendo ogni strumentalizzazione politica e rivendicando conoscenze e saperi che siamo pronti a mettere a disposizione di chi abbia la volontà di coglierne il valore e farne buon uso”, spiegano le associazioni appartenenti alla Rete. “Riteniamo che la partecipazione attiva dei cittadini sia un patrimonio al servizio dell’interesse collettivo, contribuendo a sopperire all’azione troppo spesso inadeguata delle istituzioni, per mancanza di fondi o di volontà politica.
Per questo abbiamo partecipato all’audizione del 26 novembre. In tale sede abbiamo ascoltato con attenzione i pareri dei tecnici e l’illustrazione di tutto quanto gli enti preposti stanno mettendo o hanno intenzione di mettere in campo in termini di pianificazione, studi, progetti. In più abbiamo ascoltato con interesse l’annuncio di un nuovo percorso legislativo regionale per il Vesuvio e di un tavolo tecnico sul rischio idrogeologico a cui siederanno i rappresentanti di tutti gli organi competenti”.
In particolare, la Rete chiede:
1) Che, proprio in sede dell’annunciato tavolo tecnico e della futura legge regionale, venga riconosciuto il prezioso ruolo delle associazioni, dei comitati e delle realtà sociali e venga data loro la possibilità di una partecipazione attiva, in grado di incidere sulle decisioni che riguardano il territorio. Una partecipazione che non si esaurisca nell’apatico ascolto delle istanze a cui puntualmente non segue alcuna azione, una partecipazione che non sia una sorta di concessione ma frutto della consapevolezza che è oggi il momento di restituire potere decisionale ai cittadini;
2) Trasparenza e la possibilità di svolgere un ruolo di controllo pieno sull’operato delle amministrazioni, sulla pianificazione, sulla gestione degli appalti e sulla loro esecuzione;
3) Al di là di annunci e proclami, nuove leggi, progetti, pianificazioni, studi, iniziative per la cui attuazione saranno necessari anni, chiediamo interventi immediati, coordinati con le comunità locali e la cittadinanza attiva, atti a mettere in sicurezza il territorio nell’immediato e a far fronte alla grave situazione di dissesto idrogeologico;
4) Che vengano intraprese con serietà azioni di prevenzione degli incendi visto che dopo il disastro del 2017, a distanza di più di un anno, al di là del profluvio di promesse e dichiarazioni, al massimo tramutate in atti scritti, nulla è stato realizzato in concreto né dalla politica né da chi aveva ricevuto competenze tramite l’aggiudicazione di gare d’appalto;
5) Che, oltre al  rilancio turistico dell’area Parco previsto dal Grande Progetto Vesuvio, siano intraprese azioni per la bonifica ed il ripristino dei boschi bruciati, la riforestazione e la messa in sicurezza del territorio, dato che non si può fare turismo su ceneri e frane.”
Francesco Servino, giornalista e membro della rete tramite l’Associazione Arcadia di Terzigno, si è così espresso: “Chi parla di un Vesuvio “rinato” vive su Marte: ci si dimentica dei danni causati dagli incendi del 2016 e del 2017, scongiurati quest’anno dalle condizioni climatiche favorevoli, della presenza in svariati punti di discariche abusive e dell’aumentato – è il parere del Presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania – rischio idrogeologico, classificato come R4 (molto elevato). Chi non gratta sotto la superficie vuole il male di questa terra: impossibile stare in silenzio se si hanno a cuore le sorti del territorio. La speranza è che le istituzioni si aprano al dialogo: considerato che il Vesuvio appartiene ai cittadini, è surreale che si debba insistere”.
Quanto al Grande Progetto Vesuvio, Servino ha aggiunto: “Il Grande Progetto Vesuvio si concretizzerà, inizialmente, in un intervento più che doveroso di manutenzione del sentiero “Vallone della Profica” a San Giuseppe Vesuviano e nel ripristino di una passerella deteriorata in località Piana Tonda a Terzigno: prima di pompare certe notizie, bisognerebbe capire che la priorità per il Parco, attualmente, non è rappresentata dal ripristino di alcuni vecchi sentieri, ma dalla bonifica delle discariche abusive presenti in area protetta in 12 comuni su 13 del Parco Nazionale, dalla messa in sicurezza del territorio e dalla riforestazione. Mi permetto di aggiungere anche dalla fauna, considerato che di animali non si parla mai: la scomparsa dei pipistrelli, ad esempio, è un segnale preoccupantissimo”.