21 gennaio 1946, una data che Torre Annunziata non dimenticherà mai, passata alla storia come “lo scoppio dei carri”.

Era da poco finita la Seconda Guerra Mondiale. Nell’ex scalo marittimo-ferroviario all’interno del porto oplontino, in via D’Angiò, quindici vagoni carichi di munizioni e pronti ad essere caricati sui barconi per poi venire distrutti in mare, scoppiano. Tre forti deflagrazioni, a distanza di pochi minuti l’una dall’altra, investono il quartiere a ridosso dell’area portuale. E’ una tragedia. Perdono la vita 54 persone, altre 450 rimangono gravemente ferite, oltre 3.000 gli sfollati. Centinaia di palazzi distrutti e lesionati. Un vero bollettino di guerra.

Per ricordare la sciagura, fu realizzata dai lavoratori torresi una lapide con i nomi delle 54 vittime dello scoppio, scoperta il 1 maggio del 1946 in occasione della Festa del Lavoro e affissa sulla facciata della Basilica Ave Gratia Plena di piazza Giovanni XXIII.

«Lo scoppio dei vagoni ferroviari – afferma il sindaco Vincenzo Ascione – rimane uno degli eventi più tragici degli ultimi secoli che la città ricordi. L’Amministrazione Comunale, a distanza di 73 anni da quella immane tragedia, ricorda con commozione le 54 vittime innocenti e il dramma vissuto dalle loro famiglie. Questa tragica ricorrenza sarà commemorata con una messa che si celebrerà stasera alle 18,30 presso il Santuario della Madonna della Neve, al termine della quale sarà deposta una corona di alloro ai piedi della lapide che riporta i nomi delle 54 vittime».