Nella mattinata di ieri, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria
della Guardia di Finanza di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia
cautelare nei confronti di esponenti di un’associazione per delinquere dedita alla
commissione di varie attività illecite tra cui il peculato e la ricettazione di assegni
bancari e circolari rubati.
I provvedimenti, emessi dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della locale
Direzione Distrettuale Antimafia, scaturiscono da una complessa attività di indagine
svolta dal Gruppo di Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Guardia di
Finanza di Napoli, sotto il coordinamento di magistrati della citata Direzione
Distrettuale.
Tale attività è riuscita, nell’arco di diversi mesi, a ricostruire un articolato sistema
illecito ordito ai danni di varie compagnie di assicurazione e delle Poste Italiane
S.p.A., consistente nella sottrazione, nella clonazione/falsificazione e nel
successivo incasso di assegni bancari e circolari inviati per posta ai soggetti
beneficiari di risarcimenti e premi assicurativi.
Più in dettaglio, si tratta principalmente di assegni c.d. di traenza, una particolare
forma di assegno bancario che, di solito, viene emesso da Società di
assicurazione, grandi Aziende o Enti pubblici quando devono effettuare un
pagamento o un rimborso a un utente o a un cliente di cui non conoscono gli
estremi bancari.
Secondo quanto accertato nel corso delle indagini, tali assegni venivano
“intercettati” e sottratti durante la spedizione presso il Centro Meccanizzazione
Postale di Roserio (MI), competente per lo smistamento della corrispondenza
spedita su tutto il territorio nazionale.
A tal fine, è risultato fondamentale l’apporto di 3 dipendenti delle Poste Italiane
S.p.A. i quali si prestavano sistematicamente a selezionare e sottrarre gli assegni di
cui avevano la disponibilità per poi consegnarli al dominus dell’organizzazione.
Quest’ultimo soggetto napoletano con diversi
precedenti penali per associazione per delinquere, possesso e fabbricazione di
documenti di identificazione, sostituzione di persona, accesso abusivo a sistema
informatico/telematico, violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza,
truffa e ricettazione – coadiuvato dal figlio, provvedeva alla
clonazione/falsificazione dei titoli con la modifica del nome dell’intestatario,
apponendovi il nome di altri soggetti – c.d. “cambiatori” – anch’essi indagati e
denunciati a piede libero i quali, dopo esserne venuti in possesso, procedevano a
versarli su propri conti correnti accesi pochi giorni prima.
Una volta maturata la “valuta”, gli stessi prelevavano le corrispondenti somme in
denaro contante attraverso operazioni di incasso allo sportello – parte delle quali
avvenute presso agenzie bancarie del nord Italia – o mediante l’uso di carte
bancomat.
Grazie al contributo fattivo di un gran numero di questi “cambiatori” – quelli
individuati e denunciati ammontano a 29 – l’organizzazione è riuscita, solo tra il
2016 e il 2017, a monetizzare oltre 250 assegni rubati incassando indebitamente
somme per circa 370.000 euro.
Le attività investigative sono state finalizzate, altresì, a ricostruire il patrimonio
illecitamente accumulato nel tempo dal capo promotore dell’organizzazione,
attraverso l’esecuzione di indagini economico-finanziarie che hanno consentito di
proporre e ottenere il sequestro preventivo di n. 27 immobili, n. 4 autovetture, n. 3
società e n. 45 rapporti bancari, per un valore complessivo pari a circa 5 milioni di
euro.