IMG-20150728-WA0004Un terremoto politico mina la stabilità dell’ amministrazione targata Borriello. E’ quello che si è abbattuto, ieri, sulle stanze di palazzo Baronale colpendo e sfasciando la maggioranza del chirurgo di via del Monte. A pochi minuti, infatti, dall’inizio del consiglio comunale il primo cittadino, prendendo la parola, con una dichiarazione inaspettata – che etichetta come “buffonata” le prime battute del consiglio – consegna nelle mani del segretario generale Anna Lecora le proprie dimissioni. Un atto politico forte, ma dovuto, da parte del chirurgo prestato alla politica per rispondere ai cinque dissidenti che da giorni incalzano e rallentano le attività di governo. A far traboccare la goccia che ha scatenato le ire di Borriello, la richiesta del consigliere Trieste di invertire due punti all’ordine del giorno rispetto a quelli fissati e concordati, precedentemente, nella riunione dei capigruppo. A detta del giovane delfino di Valerio Ciavolino la richiesta nasceva dall’esigenza di dare soddisfazione ad una platea numerosa, intervenuta alla seduta del consiglio comunale per saperne di più su abbattimenti ed ospedale Maresca. Così su proposta del presidente Spierto si è proceduto alla votazione che ha creato sponda tra l’opposizione compatta e quattro dissidenti (il quinto era assente giustificato). Il risutato: con 13 voti a favore e 10 contrari, si decide l’inversione dei punti. Ma immediata è  la reazione del primo cittadino, evidentemente, teso già all’atto d’ingresso nell’aula consiliare e fortemente provato da giorni di scontri e tentate cuciture con un improvvisato tavolo di amici politici che si riscoprono paladini e difensori della collettività pubblica. Con un’amarezza non celata, Ciro Borriello consegna nelle mani della dottoressa Lecora le proprie dimissioni e abbandona l’aula consiliare.  Si apre uno scenario difficile e molto frammentario nella maggioranza al governo della città che vede, nei prossimi 19 giorni, il vicesindaco Capone al timone di una vicenda dagli esiti imprevedibili e, certamente, non inaspettati. Dimissioni bluff? Sono voci di corridoio che per il momento restano solo echi lontani nelle stanze di un palazzo che ancora una volta si ritrova senza sovrano. Salvatore Perillo