Una città in silenzio. Una città intera, ancora scossa per quel tragico crollo del 7 luglio, si è raccolta in preghiera, a pochi passi dalle macerie di quella palazzina che, un anno fa, portò via con sé 8 anime innocenti. In migliaia si sono fermati a ricordare Pina, Pasquale, Edy, Giacomo, Marco, Anna, e i piccoli Salvatore e Francesca.

“L’aquilone è il simbolo con cui ricordiamo queste vittime innocenti, ed è il simbolo da cui questa città deve ripartire” ha esordito don Ciro Cozzolino, nel corso della Messa celebrata sul sagrato della chiesa della SS. Trinità sabato sera, a un anno esatto dal crollo. Commosso e con la voce spezzata, il parroco ha spiegato: “L’aquilone vola solo se ha il vento contrario. La nostra città ora deve farsi sentire, e volare, come un aquilone, contro le avversità di questo periodo tremendo che stiamo vivendo”.

Al termine della celebrazione, i presenti hanno ricevuto e acceso una candela dal “cero della giustizia”. “Mantenete accesa questa luce anche tornati a casa” ha raccomandato don Ciro dal pulpito. “La giustizia deve guidarci alla scoperta della verità. Grazie alla magistratura, grazie alle forze dell’ordine, grazie all’amministrazione comunale per ciò che stanno facendo. Ma noi vogliamo la verità, tutta la verità”.

Ancora in silenzio, la folla di fedeli si è diretta sulla curva di Rampa Nunziante, davanti a ciò che resta del palazzo crollato. Qui, l’Associazione Paracadutisti di Napoli ha suonato il silenzio, poi i familiari delle vittime, assieme a istituzioni, forze dell’ordine e associazioni, hanno scoperto il murales della memoria realizzato dagli alunni del liceo artistico De Chirico. “Il nostro cielo è il mare” si legge sull’installazione.

Al termine della commemorazione, otto palloncini bianchi sono stati fatti volare in ricordo dei torresi che hanno perso la vita. “Giustizia sia fatta” si legge su di essi. E, sempre in silenzio, gli oplontini sono tornati nelle loro case, con la candela della giustizia tra le mani e le lacrime agli occhi.