Un anno fa l’inferno sul Vesuvio. Fu proprio in questi giorni che scattò la gravissima emergenza che tenne sotto scacco l’area vesuviana per settimane. L’11 luglio un fronte di fuoco di oltre 2 chilometri rese l’aria irrespirabile a Torre del Greco e nei comuni limitrofi. Il giorno seguente le fiamme raggiunsero le abitazioni con famiglie costrette a lasciare le case, ristoranti e strutture ricettive vennero evacuate. Canadair, vigili del fuoco, protezione civile, polizia municipale e tantissimi volontari scesero in campo in quelle drammatiche ore per domare i roghi. Qualcuno parlò di un vero e proprio “attentato” con l’avvio di inchieste da parte della magistratura. Scene disperate da via Montedoro, via Cappella Bianchini, via Lagno Rivieccio. Momenti che resteranno impressi negli occhi dei torresi molto a lungo con comitati e associazioni pronti a chiedere impegni concreti per la prevenzione. Le foto del Vesuvio devastato fecero il giro del mondo. A preoccupare anche la presenza di micro-discariche lungo i sentieri con rifiuti di ogni tipo andati in fumo.

Nei mesi scorsi qualcosa si è mosso sul fronte della prevenzione. Anche se a latitare – come emerso in diverse occasioni ufficiali in cui a mancare sono stati proprio loro – sono soprattutto i Comuni. Pochi giorni fa la Regione che ha presentato il piano incendi per la stagione in corso. L’Ente Parco del Vesuvio invece ha stipulato una convenzione con i vigili del fuoco che prevede due presidi fissi – uno sul versante interno a Terzigno e uno sul versante costiero a Ercolano – nel periodo di massimo rischio. Ma anche il rifacimento dell’impianto di videosorveglianza.

A fungere da sentinella ci sono anche le associazioni come la Rete Civica per il Parco, coordinamento di 15 associazioni vesuviane che nel corso di un recente incontro ha sottolineato la “la scarsa o nulla manutenzione ordinaria dei boschi; la assenza di interventi di bonifica dei boschi dopo gli incendi del 2016 e 2017, l’elevatissimo rischio di incendi nei boschi di latifoglie” e ha denunciato le “le principali carenze verificate nella organizzazione dell’antincendio boschivo l’anno scorso”. In queste ore l’associazione Primaurora ha postato i video del disastro: “Noi eravamo sul fronte, in prima linea e abbiamo tenuto testa a quel mostro fino a quando è stato possibile. Ma la sua entità e le sue dimensioni andavano ben oltre ciò che un gruppo di ragazzi armati di coraggio, volontà e pale potevano arginare”, ponendo poi due domande: “Dove erano le Istituzioni e lo Stato che avrebbero dovuto difendere oltre che il patrimonio boschivo ed ambientale anche la vita stessa delle persone?” e “Dove sono le Istituzioni e lo Stato ora, in questo momento in cui più che mai il Vesuvio ha bisogno di interventi concreti e immediati? C’è la reale voglia di fare qualcosa oppure vogliamo lasciare che il Vesuvio dopo essere stato mangiato dal fuoco venga divorato dalla burocrazia?”. Poi la chiosa:“E’ passato un anno e, senza fondi o supporti pubblici di alcun tipo, abbiamo fatto tanto e tanto continueremo a fare, ma è nostro diritto sapere se in questa lotta per il territorio siamo soli oppure abbiamo alle spalle gli organi di competenza”.

Intanto, questa mattina presso la sede dell’Ente Parco sono state avviate le attività dell’Osservatorio Ambiente e Legalità del Parco Nazionale del Vesuvio. “Un progetto fermo da molti anni che partirà grazie al lavoro del Consiglio Direttivo dell’Ente Parco che con una delibera di alcune settimane fa ha semplificato le procedure per lo startup dell’organismo che si occuperà di studiare e monitorare i fenomeni di illegalità ambientali sul nostro territorio”, ha spiegato il presidente Casillo.