Vincenzo Romano: il nome di un popolo, il senso di una vocazione; la storia di una città.
Il preposito curato dell’antica chiesa di Santa Croce, nacque a Torre del Greco il 3 giugno del 1751 e morì, nella città da lui amata e ricostruita, il 20 dicembre 1831, dopo una vita spesa interamente alla cura dei bisognosi ed al riscatto degli ultimi e degli emarginati.
Predilesse il dialogo con gli umili, e, con chi viveva una quotidianità di stenti e di miseria; con chi faceva del lavoro una vera e propria vocazione di vita, raccogliendo – come un pescatore di anime – le preghiere e le invocazioni della sua gente.

Espressione ed immagine instancabile di una Chiesa aperta e senza frontiere, uomo saldo e dalla fede incrollabile, riscattò la dignità dei Torresi – ormai orfani del suolo natìo – dopo l’eruzione del 15 giugno del 1794, nella quale quel mite borgo di pescatori e di marinai fu quasi totalmente raso al suolo. Fu allora che Vincenzo Romano, risollevò macerie di umanità per ricostruire pietre di speranza.

E quel campanile che – ancora – trionfa imponente sulla rovina di una storia antica, è il significato più vivo di una comunità che non cede, ma che riconosce la sua identità nel senso di una fede mai smarrita.

Finalmente, è giunta l’ora. Una data fissata ad imperitura memoria: 14 ottobre 2018, giorno in cui il sommo pontefice Francesco ha iscritto anche la santità di quel semplice preposito di via Piscopia, Vincenzo Romano, nel registro dei santi della Chiesa cattolica.
E’ questa l’ora. un nome scritto nella storia del mondo; un giorno impresso sulla tela del tempo; un sorriso, mai, spento che – nell’intimo silenzio – da secoli, continua a sciogliere il cuore della sua gente.
E’ questa l’ora, in cui la storia di Torre del Greco sarà eco di un solo nome: San Vincenzo Romano.