Lo ribadisce con fermezza e convinzione, Corrado Cuccurullo, sindaco dimissionario del Comune di Torre Annunziata, nel corso della conferenza stampa convocata nella mattinata di sabato scorso in piazza Giovanni XXIII, cuore pulsante della città oplontina a pochi passi da Palazzo Fienga, diventato nelle ultime ore da simbolo di riscatto, simbolo dell’oltraggio.
Una piazza gremita, un applauso unanime, quello che più volte ha accompagnato le parole del primo cittadino, mai sforate nell’accusa contrapposta dei due maggiori poteri dello Stato: la politica e la magistratura, ma indirizzate ad un senso di chiarimento nei confronti della comunità amministrata con dedizione e passione in questo biennio.
La delusione però c’è. Umana innanzitutto che diventa inesorabilmente accusa alla dignità personale ed anche professionale di chi con non scontato coraggio ha messo a disposizione il proprio bagaglio di vita scommettendo sul riscatto della storia e della memoria; soprattutto sulla rinascita della città e della sua identità.
Le parole del procuratore Fragliasso, proprio nel giorno in cui quel riscatto stava prendendo forma a Torre Annunziata, con l’abbattimento di Palazzo Fienga, sono pesate come una scure inesorabile aprendo un vulnus difficile e complesso da ricucire con il territorio; un fulmine quasi a ciel sereno, considerati i rapporti avviati con la Procura nel corso degli ultimi due anni dall’amministrazione Cuccurullo.
Non è mancata un’autorevole stoccata nei confronti dei dirigenti locali e dei vertici del PD che con nota formale del Segretario Regionale Piero De Luca, nei giorni scorsi, hanno preso le distanze dalla vicenda abbattutasi sulla città.
Neanche un’ora, al termine della quale, il primo cittadino ha salutato la folla tra abbracci e commozione, mostrando sempre una consapevole serenità su quanto operato personalmente a beneficio di Torre Annunziata.
Forse un piccolo spiraglio per riprendere le fila di un ragionamento e di un progetto che oggi le antiche parche della mitologia greca hanno deciso di interrompere.















