“Le parole del Procuratore Fragliasso sono pienamente condivisibili – dichiara il Sen. Orfeo Mazzella del M5S – e meritano oggi un sostegno fermo, senza ambiguità né distinguo di comodo.
Quanto sta emergendo non sorprende chi, da tempo, aveva provato a leggere i segnali. A suo tempo avevo proposto un patto di legalità che tenesse fuori dal perimetro della cosa pubblica quei volti, quei cognomi, quelle storie che la cronaca, gli atti pubblici e la memoria condivisa di questa città hanno già ampiamente consegnato all’opinione di tutti: presenze note, documentate, che in una stagione che si proclamava nuova avrebbero dovuto fare un passo indietro e che, invece, sono state riaccompagnate al centro della scena dalla porta principale.
Non si trattava di sospetti, né di valutazioni soggettive. Alle spalle c’erano un precedente scioglimento e una corposa documentazione prefettizia che ricostruiva, con dovizia di particolari, la trama di un tessuto politico-amministrativo segnato non soltanto da pratiche clientelari, ma da qualcosa di assai più grave: contiguità con la criminalità organizzata, frequentazioni inopportune, omissioni e mancate azioni laddove sarebbe stato dovere delle istituzioni intervenire. Ignorare atti di tale gravità non è una distrazione: è una precisa scelta politica, ed è una scelta fatale, perché significa rimettere in circolo proprio ciò che le istituzioni avevano formalmente fotografato come un problema da rimuovere.
Mi venne risposto che stavo redigendo “liste di proscrizione”.
I fatti, lentamente ma inesorabilmente, stanno raccontando un’altra storia. E le parole pronunciate oggi dal Procuratore Fragliasso — troppe ombre, troppe contiguità, troppe illegalità anche nel seno della stessa amministrazione comunale — non fanno che confermare, con l’autorevolezza della sua funzione, ciò che quella documentazione aveva già messo nero su bianco.
A quelle parole sono seguite, nelle ore stesse, le dimissioni del Sindaco. Una scelta in qualche modo inevitabile, ma il cui esito era già scritto: nella natura delle alleanze locali costruite, nelle persone scelte e portate accanto, nel modo in cui si è governato in questi due anni. Le ombre di cui oggi si discute non sono “responsabilità individuali” da rinviare ad altre sedi: sono responsabilità politica, perché la politica è — prima di tutto — la qualità delle persone che si chiamano a governare insieme. Lo conferma un dato che parla da solo: la proposta di scioglimento per infiltrazioni mafiose del Consiglio comunale di Torre Annunziata, fondata su un dossier della Guardia di Finanza e su informative dei Carabinieri e della Polizia municipale, ha completato nelle scorse settimane l’iter prefettizio ed è oggi all’esame del Ministro dell’Interno. Un dato istituzionale, non un’opinione, che misura da sé la distanza tra le rassicurazioni offerte alla città e la realtà fotografata dagli organi dello Stato. E che, sia detto senza retorica, renderebbe Torre Annunziata oggetto del secondo scioglimento per mafia consecutivo, a meno di due anni dalla fine del commissariamento precedente.
Lascio ad altri la cronaca minuta delle ultime ore. Il mio giudizio sull’operato di questa amministrazione, dopo due anni, è da tempo fortemente critico: come senatore della Repubblica avevo segnalato, formalmente e pubblicamente, ciò che oggi viene a galla. Non sono stato ascoltato. Le conseguenze di quel mancato ascolto sono sotto gli occhi di tutti.
Non riesco, e non voglio, guardare al futuro con una semplicistica fiducia. Sarebbe disonesto. Non cambierà nulla finché le liste dei partiti alle prossime elezioni comunali continueranno a essere occupate dagli stessi nomi, dalle stesse appartenenze, dalla stessa rete clientelare che in questi anni ha avvolto la città contagiando perfino le nuove generazioni. Non cambierà nulla finché si continuerà a pensare che si possa governare senza opposizione, come se il confronto fosse un fastidio e non il respiro stesso della democrazia. Non cambierà nulla finché la regola, la norma, la legge saranno viste come ostacoli da aggirare invece che come fondamento della convivenza civile. Non cambierà nulla finché si stringeranno accordi al ribasso, privi di qualunque tensione etica.
Ed è qui il punto. Senza tensione etica non c’è politica: c’è solo gestione del potere. Senza tensione etica non c’è opposizione, non c’è governo, non c’è comunità: c’è solo un mercato di convenienze che si chiama, di volta in volta, con nomi diversi.
Serve una discontinuità vera. Servono persone nuove, ma soprattutto animate dalla volontà di servire le Istituzioni: non l’amico, non il parente, non il criminale, non il clan familiare, non la ditta nota, non l’appalto sotto soglia. Serve il coraggio di dire dei no che oggi nessuno ha la forza di pronunciare.
Tutto il resto è chiacchiera. E la chiacchiera, in questa città, l’abbiamo già pagata troppo cara. Continuiamo a pagarla mentre i giovani, quelli che possono, se ne vanno. Restano gli altri. E resta una città che merita molto, molto di più.”
















