Home News Attualità Napoli Quantum Bay e Stecca: sfida nelle tecnologie quantistiche

Napoli Quantum Bay e Stecca: sfida nelle tecnologie quantistiche

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Nasce a Napoli, all’interno del Dipartimento di Fisica “Ettore Pancini” della Federico II, Napoli Quantum Bay: un gruppo di giovani ricercatori che ha deciso di restare a Napoli per portare gli algoritmi quantistici dentro i problemi concreti delle imprese, in un settore dove la Campania sta costruendo competenze di frontiera.

Vale la pena soffermarsi su cosa rende questo progetto così rilevante. Non si tratta solo di ricerca teorica: è scienza che la Federico II ha portato fino alla costruzione dei primi computer quantistici italiani, e che oggi il team sta trasformando in uno strumento concreto per le imprese, capace di dire, con report chiari, pensati per il management, quando e dove convenga investire in questa tecnologia. È un mercato ancora agli inizi, ma già guardato con interesse da realtà come Intesa Sanpaolo e Leonardo: un segnale importante per un Mezzogiorno che può competere con i poli di innovazione del Nord, e non solo usare questa tecnologia ma contribuire a costruirla.

È una storia che parla anche all’area vesuviana, e da vicino.

Perché il primo dato che questa vicenda conferma è che il talento, quando trova un contesto capace di accompagnarlo, resta e genera lavoro sul territorio. È esattamente la scommessa su cui Incubatore Stecca lavora dal 2017: una struttura pubblica, basata su un modello di servizio e su un metodo di peer-learning, che dalla sede degli ex Molini Meridionali Marzoli ha accompagnato in questi anni oltre trenta imprese. Un modello pensato non per selezionare pochi progetti “vincenti”, ma per costruire un ecosistema in cui l’innovazione, quantistica, digitale, culturale o sociale, trovi le condizioni per attecchire anche fuori dai circuiti accademici tradizionali.

Sotto la guida di Giuliana Esposito, Stecca ha fatto di questa funzione di ponte tra ricerca, impresa e istituzioni, la propria missione: dare struttura, metodo e visibilità a progetti ad alto potenziale innovativo, con la stessa attenzione al rigore che il team di Napoli Quantum Bay rivendica per il proprio lavoro scientifico.

C’è, in questa storia, anche un filo che lega direttamente Stecca a quella comunità scientifica. Napoli Quantum Bay si inserisce nel solco tracciato da Antonio Barone, figura di riferimento della superconduttività napoletana il cui valore scientifico resta un punto di orientamento riconosciuto dal mondo accademico. Suo figlio è Livio Barone, che oggi porta avanti in Stecca, insieme a Filippo Di Salvatore, un lavoro altrettanto orientato al futuro: entrare nelle scuole e nelle università dell’area vesuviana per diffondere la cultura d’impresa e dell’innovazione tra le nuove generazioni. Un lavoro di semina, spesso meno visibile dei risultati che genera, che negli ultimi anni li ha visti accompagnare progetti via via più ambiziosi, fino a un percorso, quello che li lega oggi a questa storia, dalle molteplici potenzialità di sviluppo per il territorio. Sapere che una storia scientifica di questo livello, promossa da ricercatori napoletani, porti con sé un legame così diretto con chi ogni giorno anima Stecca è per noi motivo di onore: un valore che sentiamo di condividere con il Comune e con l’intera comunità che ruota intorno all’incubatore.

È questa la prospettiva con cui Stecca guarda a storie come questa: non come casi isolati da raccontare, ma come indicatori di una direzione, quella di un Sud che smette di essere solo terra di partenza per i propri talenti, e diventa terra in cui costruire impresa, ricerca e futuro. Un obiettivo ambizioso, che l’incubatore continua a perseguire ogni giorno insieme alle scuole, alle università e alle imprese del territorio.

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