I lavori al cantiere del Policlinico Universitario di Caserta sono ripartiti oggi. Le attività sono tornate operative dopo qualche mese di stop e incertezza. Ma con una differenza sostanziale: i 50 lavoratori che fino a poche settimane fa garantivano operatività e continuità al cantiere non ci sono più.
Licenziati collettivamente nel giro di pochissimi giorni a seguito della messa in liquidazione della Conca scrl – l’ATI impegnata nei lavori – non sono stati riassunti, né è stato previsto alcun meccanismo di riassorbimento delle maestranze che avevano già maturato esperienza e competenze su quell’opera.
Il cantiere, dunque, riparte. Ma senza i lavoratori che lo stavano costruendo.
E qui emerge l’aspetto più sorprendente dell’intera vicenda. Chi ha riaperto oggi il cantiere? Quale azienda ha avviato le attività? Cosa hanno fatto e cosa fanno i sindacati?
La risposta, per molti versi, è disarmante: sarà forse la stessa che aveva licenziato i dipendenti?
Una sequenza che lascia aperti interrogativi difficili da ignorare. Prima la liquidazione della società, poi il licenziamento del 100% dei lavoratori, oggi la ripresa delle attività senza alcun reintegro delle maestranze precedenti. Tutto questo mentre, fino a pochi mesi fa, si parlava di rilancio dell’opera, di nuovi finanziamenti e di cronoprogrammi accelerati per portare finalmente a compimento uno dei cantieri pubblici più attesi del territorio.
Se il cantiere può ripartire oggi, perché non possono essere riassunti anche i lavoratori che lo stavano già realizzando?
La vicenda solleva questioni che riguardano non solo il destino di cinquanta famiglie, ma anche la trasparenza delle procedure e la gestione di un’opera pubblica di grande rilevanza per il territorio. Ma non da meno l’operato dei sindacati.
Eppure, anche davanti alla ripartenza dei lavori, la politica continua a mantenere un silenzio che appare sempre più difficile da comprendere. Nessuna presa di posizione pubblica, nessuna richiesta di chiarimento su quanto accaduto nelle ultime settimane.
Chi oggi ha riaperto il cantiere ha il dovere di spiegare cosa è successo davvero in queste settimane e perché la ripartenza dei lavori non abbia previsto anche il reintegro delle maestranze licenziate.
Perché quando cinquanta lavoratori spariscono da un cantiere pubblico nel giro di pochi giorni, e quel cantiere riparte come se nulla fosse accaduto, il problema non è solo occupazionale. È una questione di trasparenza e responsabilità.







