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Torre Annunziata, in mille alla conferenza stampa di Cuccurullo

Il sindaco dimissionario di Torre Annunziata, Corrado Cuccurullo, trasforma la sua conferenza stampa in un atto politico e istituzionale che va oltre le dimissioni personali e diventa una denuncia contro quella che definisce “la delegittimazione pubblica di un’intera città”.

Nel cuore del centro storico, a pochi metri da Palazzo Fienga in demolizione, Cuccurullo sceglie volutamente il luogo simbolo della lotta dello Stato contro la criminalità organizzata per lanciare un messaggio netto: “Torre Annunziata non può essere raccontata soltanto attraverso le sue ombre”.

L’ex sindaco chiarisce subito che le sue dimissioni non rappresentano una fuga né una resa politica. “Non mi sono dimesso per stanchezza, per paura o per convenienza”, afferma. “Mi sono dimesso perché non accetto che, proprio nel giorno dell’abbattimento di Palazzo Fienga, una città intera venga esposta a una narrazione indistinta che mortifica chi ogni giorno prova a cambiarla”.

Il riferimento è alle dichiarazioni del Procuratore della Repubblica pronunciate durante la cerimonia pubblica di demolizione del palazzo simbolo dei clan. Cuccurullo evita lo scontro personale, ma contesta apertamente il piano istituzionale e comunicativo dell’intervento.

“Il problema non è la magistratura, né il contrasto alla camorra”, sostiene. “Il problema è quando il giudizio pubblico travolge indistintamente una comunità, le sue istituzioni democratiche e i cittadini onesti”.

Nel suo intervento, Cuccurullo rivendica il lavoro svolto in meno di due anni di amministrazione: il potenziamento della Polizia Municipale, l’ampliamento della videosorveglianza, il recupero di fondi per il porto, i progetti di rigenerazione urbana, gli asili nido, gli investimenti sulle scuole e la riapertura di grandi dossier cittadini rimasti bloccati per anni.

Particolarmente forte anche il passaggio sul funzionamento della macchina comunale. L’ex sindaco denuncia “uffici che hanno disatteso indirizzi politici e delibere”, parlando apertamente di una struttura amministrativa “ostile al cambiamento” che avrebbe rallentato interventi strategici su manutenzione urbana, traffico, rifiuti e parcheggi.

Cuccurullo allarga poi il discorso ben oltre la vicenda amministrativa locale, trasformando la conferenza stampa in una riflessione politica e culturale sul rapporto tra garantismo, legalità e democrazia. Nel suo intervento richiama figure simboliche come Leonardo Sciascia e Marco Pannella, evocando una tradizione garantista che, a suo giudizio, oggi appare smarrita anche in una parte della sinistra italiana.

Secondo Cuccurullo, il punto centrale non è mettere in discussione la lotta alla criminalità organizzata, ma evitare che il contrasto alla mafia si trasformi in una delegittimazione indistinta di intere comunità e delle loro istituzioni democratiche. “La legalità è una precondizione, non può confondersi con un marchio di infamia permanente cucito addosso a una città”, afferma, sostenendo che senza sviluppo, lavoro, investimenti e fiducia nelle istituzioni, la stessa retorica della legalità rischia di produrre sfiducia, isolamento e arretramento civile.

L’ex sindaco parla apertamente del rischio che territori complessi come Torre Annunziata vengano raccontati esclusivamente attraverso le proprie ombre, fino a essere percepiti dall’opinione pubblica nazionale come luoghi irrimediabilmente compromessi. Una narrazione che, secondo lui, finisce per colpire soprattutto chi prova a cambiare realmente le cose dentro le istituzioni.

Nel finale, l’appello alle istituzioni nazionali: “Non chiedo solidarietà personale. Non cerco vendette, non coltivo rancori, non porterò questa vicenda fuori dai binari del rispetto. Ma non la lascerò cadere. Perché lasciarla cadere significherebbe accettare che la prassi che ho descritto diventi normale, e quella normalità io non l’accetto: né per me, né per chi verrà dopo di me, né per nessuna città di questo Paese”.

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