Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime sdegno per la brutale aggressione avvenuta a Napoli, nel quartiere Vomero, dove un padre di cinquant’anni, intervenuto per difendere le figlie dalle molestie di un gruppo di giovani, è stato selvaggiamente picchiato, riportando gravissime lesioni anche a seguito del coinvolgimento di un automezzo per la raccolta dei rifiuti.
Un uomo rischia conseguenze permanenti per aver cercato di proteggere le proprie figlie. Nella stessa serata, un sedicenne è stato accoltellato nei pressi di piazza Dante. Di fronte a fatti di questa gravità, continuare a parlare genericamente di emergenza educativa rischia di diventare un modo per evitare di affrontare le responsabilità.
Non è più accettabile che ogni episodio di violenza giovanile venga immediatamente accompagnato da un repertorio di spiegazioni sul disagio, sulla fragilità adolescenziale e sulle difficoltà del contesto sociale. Questa continua ricerca di attenuanti culturali finisce per produrre un effetto profondamente distorsivo: si dedica un’attenzione crescente alle ragioni di chi aggredisce e sempre meno alle conseguenze devastanti subite dalle vittime.
Non tutto può essere ricondotto a una richiesta di aiuto. Esistono comportamenti di prevaricazione che devono essere riconosciuti per ciò che sono, senza rivestirli di interpretazioni rassicuranti. Il problema non è soltanto la violenza di chi colpisce, ma la disinvoltura con cui un gruppo può trasformare l’aggressione in una dimostrazione di potere.
Quando più persone si accaniscono contro un individuo, viene meno il senso della responsabilità personale e prevale la convinzione che la forza del numero garantisca una sostanziale impunità. È questa percezione che deve essere contrastata, attraverso l’identificazione dei responsabili, l’accertamento rigoroso delle singole condotte e l’applicazione effettiva delle conseguenze previste dall’ordinamento, senza scorciatoie giustificative.
Il CNDDU ritiene che sia arrivato il momento di abbandonare la retorica delle iniziative simboliche e delle dichiarazioni successive a ogni aggressione. Le istituzioni scolastiche devono poter intervenire tempestivamente sui comportamenti intimidatori, disponendo di strumenti disciplinari effettivi e del necessario sostegno istituzionale.
Le famiglie devono assumersi le proprie responsabilità, senza trasformare ogni richiamo o provvedimento in una contestazione dell’autorità educativa. Non è possibile pretendere sicurezza nelle strade e contemporaneamente tollerare, negli ambienti di formazione e nelle relazioni quotidiane, minacce, sopraffazioni e sistematiche violazioni delle regole.
Occorre inoltre interrogarsi sull’effettiva capacità di prevenzione e controllo nei luoghi della socialità giovanile.
Che una vicenda tanto grave possa verificarsi in una zona centrale e abitualmente presidiata della città impone una verifica concreta delle misure di sicurezza, della tempestività degli interventi e dell’efficacia del coordinamento territoriale.
Non servono rassicurazioni generiche: servono risultati verificabili, responsabilità definite e interventi capaci di impedire che determinate aree diventino luoghi nei quali l’intimidazione condiziona la libertà dei cittadini.Il CNDDU esprime vicinanza all’uomo gravemente ferito e alla sua famiglia, auspicando il migliore esito delle cure, e richiama l’attenzione anche sull’aggressione subita dal sedicenne a piazza Dante.
Resta una considerazione che non può essere elusa: un padre è finito in ospedale in condizioni gravissime dopo essere intervenuto in difesa delle proprie figlie. Non può essere questa la conseguenza di chi cerca di sottrarre i propri familiari a una molestia. Se la risposta pubblica si limiterà ancora una volta all’indignazione, seguita da qualche iniziativa di sensibilizzazione, avremo semplicemente aggiunto un altro episodio alla cronaca senza averne tratto alcuna conseguenza.
La credibilità delle istituzioni non si misura dalla severità delle dichiarazioni successive ai fatti, ma dalla capacità di impedire che si ripetano e di assicurare una risposta effettiva quando si verificano. La violenza non si contrasta moltiplicando le parole sulla sua gravità. Si contrasta individuando chi ne è responsabile, intervenendo sui comportamenti prima che degenerino e facendo comprendere, attraverso conseguenze certe e proporzionate, che aggredire qualcuno non è una bravata da archiviare con una giustificazione.
















