Il consigliere regionale Michele Cammarano: “Nelle aree interne un bambino su 3 impossibilitato alla DAD. Al contrario di altre regioni si scarica sulle famiglie e sulle mamme un onere insostenibile in questo momento di emergenza.

“Da quando il Governo con il DPCM del 3 novembre ha rivendicato la necessità mantenere le scuole aperte con la sola eccezione degli istituti superiori per le zone rosse, i bambini e gli studenti della Regione Campania inspiegabilmente sono costretti a restare a casa. A questo proposito abbiamo chiesto chiarimenti alla giunta regionale per capire le ragioni di una scelta fortemente discriminatoria, non solo per gli studenti ma soprattutto per le famiglie. Non vogliamo sfuggire all’evidenza di una situazione pandemica grave che peggiora di giorno in giorno, ma al contrario, vogliamo richiamare il Presidente della Regione a soppesare con attenzione ogni singolo provvedimento di restrizione per non produrre danni evitabili alle famiglie, ma soprattutto alle prossime generazioni”. A denunciarlo è il Consigliere del Movimento 5 Stelle Michele Cammarano.

“In questo senso si è espresso un tribunale amministrativo della Regione Puglia contro una ordinanza simile del governatore. In questo senso si sono espressi 50 pediatri campani argomentando, con cifre e studi alla mano, che non è la scuola il luogo di diffusione primaria del virus. Sulla questione è intervenuta la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità individuando nella chiusura delle classi l’estrema ratio di un contesto emergenziale, non certo la prima. Al contrario questa mattina il Tar Campania conferma la chiusura delle scuole in Campania: con tre decreti appena pubblicati, ha respinto il ricorso dei genitori e le richieste di sospensione dell’ordinanza numero 89 con la quale il presidente De Luca, lo scorso 5 novembre, ha disposto la sospensione di tutti le classi (primarie secondarie e dell’infanzia) fino alla 14 novembre. Voglio infine ricordare che, soprattutto nelle nostre aree rurali ed interne, una famiglia su tre non dispone di banda larga per permettere una corretta didattica a distanza e situazione che costringe le famiglie e le mamme in particolare a sacrifici e privazioni enormi per consentire il diritto allo studio dei propri figli, soprattutto dei più piccoli. Solo tra qualche anno conosceremo i danni provocati sui percorsi scolastici dei nostri ragazzi dalla pandemia in corso, ma almeno evitiamo agli studenti campani un’ulteriore discriminazione”, conclude Cammarano.

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